Orientamento

HPC Engineering è una scelta troppo specifica?

Un dubbio legittimo (e perché spesso è mal posto)

Questa è probabilmente la domanda che ricevo più spesso dagli studenti che stanno valutando la magistrale in HPC Engineering.

E non arriva mai in modo neutro. Arriva quasi sempre accompagnata da una preoccupazione: e se fosse un percorso troppo specifico, e quindi limitante, soprattutto in ottica degli sbocchi professionali?

È un dubbio assolutamente comprensibile. Quando un corso di laurea ha un nome molto caratterizzante, è naturale chiedersi se il percorso possa risultare troppo specifico.

Negli anni, però, quello che vedo parlando con gli studenti, e seguendoli poi nel loro percorso dopo la laurea, è che questa preoccupazione iniziale spesso non regge alla prova dei fatti.

Partiamo da un punto fondamentale

Quando emerge questo dubbio, parto sempre da un punto molto semplice ma fondamentale: HPC Engineering è una laurea magistrale nella classe ministeriale LM‑32 Ingegneria Informatica.

Può sembrare un dettaglio formale, ma non lo è affatto.

Significa che il percorso si colloca pienamente nel quadro dell’ingegneria informatica. Chi si laurea in HPC Engineering ha una preparazione da ingegnere informatico e può accedere a molti degli stessi ambiti professionali di un profilo più “generalista”.

Quello che fa la differenza non è la base, che resta ampia e solida, ma il fatto che a questa base si affianca una specializzazione su tecnologie che oggi stanno diventando sempre più centrali.

Ed è qui che spesso cambia la prospettiva.

Non restringe il profilo, lo arrichisce

Quello che vedo nel percorso degli studenti è che HPC non “chiude” il profilo. Piuttosto, lo rende più profondo. Chi esce da questo percorso non ha solo competenze di ingegneria informatica, ma integra una formazione multidisciplinare che offre la possibilità di lavorare su

  • calcolo ad alte prestazioni
  • architetture parallele
  • sistemi distribuiti
  • co-progettazione hardware-software
  • AI su larga scala
  • simulazioni e modellazione computazionale
  • metodi numerici
  • tecnologie emergenti come il quantum computing

Quanto è “verticale” il percorso? Dipende da te

All’interno di questa identità forte, esiste una grande varietà di modi per costruire il proprio profilo ed è qui che si possono prendere direzioni diverse.

C’è chi sceglie una traiettoria molto tecnica e verticale, ad esempio su architetture, acceleratori o quantum computing.
C’è chi lavora sull’intersezione tra HPC e intelligenza artificiale, per affrontare il problema della scalabilità dei modelli.
E c’è chi utilizza queste competenze come strumento per lavorare in ambiti applicativi complessi, dalla fisica alla bioingegneria fino all’analisi di dati su larga scala.

Questa varietà è possibile perché gli studenti costruiscono attivamente il proprio percorso.

Il piano di studi è quasi sempre personalizzato. Soprattutto nel secondo anno, con molti crediti a scelta e una tesi libera anche in contesti interdisciplinari, è possibile orientare il percorso in modo molto coerente con i propri interessi.

Un punto di partenza diverso, un punto di arrivo altrettanto solido

Un altro aspetto che considero molto rilevante è che questo modello funziona bene anche per studenti con background diversi. La presenza di competenze eterogenee in ingresso rappresenta sicuramente un valore aggiunto di questa magistrale. Sono punti di forza che vengono messi a fattor comune e che arricchiscono l’esperienza formativa nel suo complesso. Questa varietà emerge in modo particolare nei progetti e nelle attività di gruppo, dove prospettive e competenze diverse diventano una risorsa concreta per il lavoro comune.

Nel corso degli anni abbiamo avuto studenti provenienti da ingegneria informatica, ma anche da altre ingegnerie, matematica, fisica, statistica applicata e, più recentemente, da percorsi in AI o data science.

Quello che succede è che ciascuno parte da ciò che conosce, e lo porta su un livello diverso: più scalabile, più complesso, più vicino ai problemi reali.

Il risultato non è un profilo uniformato. Il corso di studi forma un insieme di profili diversi, accomunati da una competenza distintiva: la capacità di affrontare problemi in cui il calcolo non è un dettaglio, ma il nodo centrale.

La struttura del corso è pensata proprio per accompagnare la costruzione del proprio percorso formativo. Questo approccio consente agli studenti di esplorare, capire dove posizionarsi, costruire un profilo specialistico consapevole e coerente.

Cosa dicono i dati degli studenti

Oltre alle considerazioni “di struttura”, è utile guardare anche ai dati. Le rilevazioni sui laureati mostrano un livello di soddisfazione molto elevato (3,4/4): la maggior parte degli studenti dichiara che, tornando indietro, sceglierebbe di nuovo questo percorso. Soddisfazione molto alta anche rispetto alle competenze specialistiche acquisite nell’indirizzo scelto (3,6/4).

Questo è coerente con un percorso che non solo è solido dal punto di vista tecnico, ma lascia anche spazio alla costruzione di un profilo professionale forte e sempre più richiesto.

Quindi: troppo specifica?

Dipende da cosa cerchi.

Se l’obiettivo è un percorso completamente generalista, esistono magistrali più “neutre” per impostazione.

Se invece cerchi una base solida di ingegneria dell’informazione, una forte esposizione a tecnologie avanzate, la possibilità di lavorare su problemi computazionali complessi e interdisciplinari, mantenendo un margine di scelta nella direzione del tuo percorso, allora HPC Engineering è un’opzione che non restringe, ma anzi amplia le possibilità e ti offre un vantaggio competitivo.

Negli ultimi anni vedo sempre più chiaramente questo cambiamento anche nelle richieste che arrivano da aziende e ambiti di ricerca: il ruolo del supercalcolo è diventato sempre più centrale in molti settori applicativi: dalla crescita esponenziale dei dati da analizzare su scala reale, all’aumento della complessità dei modelli di intelligenza artificiale, fino alle sfide scientifiche e industriali che richiedono simulazioni sempre più sofisticate e capacità computazionali elevate.

In questo contesto, le competenze legate all’HPC stanno diventando sempre più richieste, sia nel mondo della ricerca che in quello industriale.

HPC Engineering nasce proprio con questo obiettivo: intercettare questa evoluzione e formare figure in grado di affrontare le nuove sfide. È uno dei primi corsi di laurea progettati con l’obiettivo di formare figure capaci di affrontare problemi computazionali complessi, combinando competenze di ingegneria informatica con una preparazione specifica sul calcolo ad alte prestazioni e sul quantum computing.

Questo si traduce in un vantaggio competitivo per i nostri laureati: non solo possiedono una base ampia e solida, ma anche competenze distintive su tecnologie e problemi che stanno diventando sempre più centrali per la ricerca e l’innovazione. In altre parole, non si tratta solo di scegliere un percorso interessante oggi, ma di costruire un profilo che sia rilevante anche nei contesti professionali e tecnologici che si stanno evolvendo più rapidamente.


Se stai valutando HPC Engineering e vuoi un confronto sul tuo caso specifico, puoi scrivermi direttamente: federico.schiepatti@polimi.it